“YOHNNA E IL BALUARDO DEI DESERTI”.

Andreina Grieco.

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“Deglutii, ma dopo tre giorni nel bel mezzo del deserto siriano la gola era ruvida come una suola di scarpa. Disteso a pancia in su in quel cespuglio di licheni, con i raggi solari che si infilavano tra i rami, sentivo la sabbia arrivarmi in faccia a ogni alito di vento. Per un movimento involontario, un arbusto si piantò sotto al mio costato. Non osai muovermi, o si sarebbe spezzato, u il crack avrebbe avvertito chi c’era là fuori. Sentivo dolore continuo a ogni respiro, ma la paura mi aiutò a non gridare. La creatura che vagava a pochi passi da me non si poteva affrontare. Era mostruosa e terribile come il deserto. Non potevo immaginare che avrebbe cambiato la mia vita.

Come diamone c’ero finito in quell’assurda situazione? Forse è meglio che cominci dal principio.”

 Una storia raccontata una ventina di anni dopo dal ragazzo che ha dovuto affrontare un’avventura che non potrà mai dimenticare. Tutto ha inizio in una solita giornata di caldo nel deserto, si trovava a Shamri, fiorente cittadina sorta su un’oasi a nord-est di Damasco, per la sua posizione, proprio in mezzo a una vasta zona arida, è detta “Il Cuore del Deserto”.

Come ogni giorno il ragazzo si trova a vagare per la città con il suo carretto in cerca di lavoro, sempre pronto a sfoderare il suo sorrisetti che faceva sciogliere di tenerezza le madri e arrossire di turbamento i figli. Yohnna si occupava di affilare coltelli, aveva una vera e propria passione per le spade.

Stanco della folla, egli decise quel giorno di allontanarsi dal centro, scese i grandi gradoni di pietra con il suo carretto e si addentrò in un vicolo della parte antica della città. Era la prima volta che si addentrava in questa zona desolata della città, nel suo cammino incontrò una fanciulla, e distratto dalla sua bellezza non si accorse di ciò che gli stava di fronte, si accorse solo di aver preso con il suo carretto qualcosa di morbido come un cuscino. Era una pancia, coperta da un caftano nero. Il proprietario era un uomo corpulento, egli prese il suo pugnale e gli chiese al ragazzo di affilarglielo. Yohnna non poteva mai aspettarsi che per un semplice lavoro, si sarebbe trovato a prendere parte ad una rapina, non poteva mai aspettarsi di star affilando il coltello all’uomo che si stava preparando a derubare una povera anziana. Da qui inizierà la grandiosa avventura di Yohnna, un’avventura che gli cambierà la vita, non poteva mai immaginare che un semplice lavoro potesse trasformarsi in qualcosa di più estremo, non poteva mai aspettarsi che in quella giornata, una giornata come tante altre la sua vita sarebbe cambiare così radicalmente. Egli scapperà da Shamri, colpevole di omicidio, egli dovrà trovare rifugio nel deserto dove un’altra avventura ancora più pericolosa lo aspetta. Camminò per giorni il quel maledetto e spaventoso deserto, e quando si trovò di fronte ad una bottiglia, non pensò altro che bere il suo contenuto, pur avendo un aspetto poco rassicurante, il ragazzo decise comunque di provare a bere, tano il suo destino era segnato, non poteva continuare ancora per molto nel deserto, la morte sarebbe comunque stata inevitabile. Così Yohnna decide di aprire la bottiglia misteriosa, una bottiglia che cela dentro di lei uno dei mostri, uno delle creature più spaventose e crudeli del mondo, il Jinn. Una creatura pronta a distruggere il genere umano, una creatura che è stata chiusa in quella bottiglia per punire le azioni da lui commesse. Il Jinn si chiamava Horeb nominato da Yohnna come “il Sadico Bastardo del Sette Deserti”. Egli raccontò la sua storia al ragazzo, spiegando cosa gli è accaduto, dando così conferma a Yohnna di non essere per niente al sicuro.

“Circa mille e ottocento anni fa, aprii gli occhi per la prima volta in un paesaggio brullo. Levitavo a poca distanza dal suolo roccioso e una tunica di un azzurro limpido avvolgeva le mii membra. Soffiai dei fili neri dai riflessi blu davanti al mio viso. Erano i miei capelli. Sapevo dare un nome a tutto quello che vedevo, e un senso, come se avessi già vissuto una vita intera. Fissai il mio braccio sinistro nudo. Per poco non urlai quando si sfilacciò in fumo, dopo aver pensato che potevo farlo. Quella nebbia color del cielo che si attorcigliava su sé stessa e si disperdeva nell’aria ero sempre io, in una forma più elementare. Questo dicevano le mie memorie, venute da chissà dove, e lo confermava il vento mentre lo sentivo accarezzare ogni particella. Provai comunque sollievo a ricomporre tutto in un arto solido, speculare all’altro: avevo ancora due braccia.”

Una storia che parla di uomini giganti come montagne, che parla di dei. Una storia che vi travolgerà in una misteriosa e simpatica avventura.

Cosa accadrà in questa fantastica avventura? Cosa accadrà a Yohnna? I due stringeranno un accordo oppure ciò che gli aspetta sarà una continua fuga dal mostro? Cosa impedirà al grande e mostruoso Jinn di non mangiare anche Yohnna? Che accordo prenderanno i due?

Un’avventura che vi terrà incollati alle pagine, una storia che viene raccontata anche con un pizzico di ironia, una storia che vi farà ridere, un libro leggero, che vi saprà coinvolgere e che riuscirà a farsi amare.

 

Pappalardo Roberta.

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